6 marzo 2017

Recensione: Lo schiavista, di Paul Beatty

Titolo: Lo schiavista
Autore: Paul Beatty
Editore: Fazi
Pagine: 295
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 18,50 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola

Bonbon, un nero californiano che vive nel ghetto di Dickens, a sud di Los Angeles, si trova davanti alla Corte Suprema con l’accusa di schiavitù. Proprio così, nell’America di oggi è proprio un nero a tentare un esperimento sociale ai limiti della follia: ripristinare la segregazione razziale e la schiavitù. Del resto Bonbon è ben avvezzo agli esperimenti bizzarri: suo padre era un sociologo fissato con la questione della razza e dell’appartenenza culturale, e l’infanzia di suo
figlio somiglia a un folle esperimento pedagogico.

L’estema originalità dell’idea, il coraggio nel trattare tematiche così delicate e attuali e la perizia della sua penna sono valsi a Paul Beatty il Man Booker Prize 2016 e il National Book Critics Circle Award 2016; ma questo non garantisce che un romanzo come Lo schiavista possa essere facilmente letto e universalmente apprezzato. Avete mai provato ad ascoltare un comico che ironizza su temi di attualità, senza però sapere assolutamente nulla di quello che sta succedendo nel mondo? Non capireste i riferimenti e le battute, sentireste il resto del pubblico intorno a voi ridere e vi sentireste stupidi. Vi rendereste conto che il comico in questione è molto bravo e preparato, vi rendereste conto che sta facendo dei giochi di parole, ma senza riuscire a coglierne il senso. Apprezzereste il suo ritmo e la sua personalità, ma capendo meno della metà di quello che dice. Finireste per annoiarvi, anche se state ascoltando uno dei comici più apprezzati al mondo in uno dei suoi spettacoli meglio riusciti.

Paul Beatty
Ecco, leggere Lo schiavista rischia di lasciare un po’ così, con l’amaro in bocca e la sensazione di essere in presenza di uno scrittore raffinato, un linguaggio elaborato e particolarissimo che però è impossibile da apprezzare perché... troppo difficile da capire! Questo romanzo è infarcito di riferimenti a una cultura che non tutti conoscono bene, e questo purtroppo ne compromette parecchio la godibilità e lo rende tutt’altro che scorrevole; in tal senso lo stile estremamente ricco ed arzigogolato anche dal punto di vista sintattico (talvolta le frasi sono talmente lunghe e complesse che si perde facilmente il filo) non aiuta affatto. Non è che il romanzo sia del tutto incomprensibile: in alcune pagine, ad esempio quelle che raccontano bizzarri esperiementi condotti dal padre sociologo/psicologo sul figlio preadolescente, è possibile apprezzare l’umorismo scoppiettante di Beatty. Ma si tratta di episodi rari e sporadici all’interno di una lettura che nel complesso risulta davvero troppo pesante e difficile.

L'AUTORE
Paul Beatty, nato nel 1962 a Los Angeles, ha studiato Scrittura creativa al Brooklyn College e Psicologia alla Boston University. Oltre a Lo schiavista, Fazi Editore ha pubblicato Slumberland nel 2010. Ha tre figli e vive a New York. 

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