19 dicembre 2017

Recensione: Fiabe di Natale, di Guido Gozzano e Francesca Sanzo

Titolo: Fiabe di Natale
Autore:
Guido Gozzano, Francesca Sanzo
Editore: Graphe.it
Pagine: 72
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo copertina: 6,00 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi 

Quest’anno il Natale è stato ricco di letture, e tra queste ho scoperto la fantastica raccolta di Graphe.it edizioni, una vera e propria perla in cui sono racchiuse due meravigliose storie: una appartenente al passato, scritta da Guido Gozzano e narrante un Natale dai sapori antichi e tradizionalisti; l’altra, moderna, creata da Francesca Sanzo, illustrante un Natale all’avanguardia, consumista e schiavo dell’eccesso. La prima storia, intitolata Il Natale di Fortunato, ci racconta le vicende di Fortunato, un uomo talmente povero e disperato da non riuscire a sfamare i suoi figli. La
vigilia di Natale, in preda alla fame e all’angoscia, incontra uno sconosciuto che gli avanza una richiesta strana, in cambio di una lauta ricompensa: falciare l’erba nella brughiera il giorno di Natale. 

Sconvolto e abbattuto, l’indomani svolge il lavoro senza lamentarsi, ma lo sconosciuto non si limita a pochi spiccioli, al contrario gli dona una vera e propria casa suntuosa, adorna di arazzi, stoffe e ricchezza inaudita. Passano gli anni e Fortunato si arricchisce sempre di più ingrandendo le proprio fortune, ma rimpicciolendo il suo cuore e la sua compassione. Il giorno di Natale di molti anni dopo, alla vista di un mendicante si rifiuterà di aiutarlo, perdendo così ogni fortuna concessa dalla misericordia e dall’amore di Gesù. 

Il secondo racconto invece, intitolato Il Natale di Amalia, ci narra delle invidie della signora Amalia, una sessantenne arrogante, madre e casalinga. Quest'ultima, grazie al marito ha vissuto una vita piena di agi e denaro, ha due figli perfetti, una vita tranquilla e priva di difficoltà. Ama la luce in ogni sua forma e per questo, ogni anno per Natale, si ingegna a comprare e a ricreare le decorazioni più belle e costose del quartiere. I suoi addobbi sono diventati quasi un’istituzione per il vicinato, e anche per il nuovo Natale ha ricreato delle luminarie meravigliose. Tutti aspettano l’Immacolata per vedere il suo capolavoro, ma nel quartiere sono arrivati nuovi vicini che disturbano l’armonia delle sue decorazioni con luci stroboscopiche. La signora Amalia va su tutte le furie, chiamando l’amministratore del palazzo, ingegnandosi sotterfugi, dispetti e chi più ne ha più ne metta. Fino a quando, accecata dall’invidia e dalla superbia, compra uno scheletro di un enorme alce, decorandolo con luci bianche e appendendolo in veranda, in modo che offuschi qualsiasi altra decorazione e sconvolgendo l’intero vicinato...  

Lo stile di entrambi gli autori è semplice e il linguaggio fluido. A mio avviso, la particolarità del libello sta proprio nelle contrapposizioni tra le due storie: mentre la fiaba di Gozzano, ci narra di povertà, avarizia ed è densa si moralismo; quella di Sanzo ci racconta del perfezionismo, dell’ossessione odierna di superare in grandezza, bellezza e sfavillio, e dell’eccesso. Al contrario, quello che accomuna entrambi invece, è il fatto che in tutte è due le fiabe, si tende a mettere in risalto un pensiero semplice, ma importante: il Natale è una festività legata soprattutto ai più piccoli e che fortune, ricchezze, grandi banchetti, case riccamente adorne, povertà, ed esagerazione, scompaiono difronte a sorrisi genuini e grida di felicità. In conclusione è un libello che consiglio ai bambini, ma soprattutto agli adulti per riflettere sul senso del Natale e delle festività.

GLI AUTORI
Guido Gozzano (1883-1916) è stato un poeta e scrittore, spesso associato al crepuscolarismo, attento alle «buone cose di pessimo gusto», come egli stesso definiva, ironicamente, la sua poetica. A causa della tubercolosi, morì a soli trentadue anni. Francesca Sanzo, bolognese, classe ’73, dal 2002 si occupa di comunicazione digitale: oggi è una copywriter e digital strategist e oltre a fare la consulente è anche una formatrice. Da sempre appassionata alla scrittura, ha aperto il suo blog panzallaria.com nel 2005 e da quel momento ha cominciato a narrarsi online. Nel 2008 ha scritto lo spettacolo teatrale La Rivincita del calzino spaiato: storie di una mamma post moderna che ha girato l’Italia e nel 2011 ha vinto il premio Donna è Web per il suo impegno sociale e online nei confronti del contrasto degli stereotipi di genere.

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