23 dicembre 2019

Recensione: Visto si premi. I retroscena dei premi letterari

Titolo: Visto si premi. I retroscena dei premi letterari
Autore: AA.VV.
Editore: Edizioni Santa Caterina
Pagine: 221
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo copertina: 15,00 €

Recensione a cura di Mario Turco

"Resta che ora so qual è il mio più alto trionfo - e a questo trionfo manca la carne, manca il sangue, manca la vita". Cesare Pavese riassumeva così il suo stato d'animo dopo la vittoria del premio Strega del 1950. Ma la faccenda sui premi letterari è argomento che va ben oltre la personale disperazione dello scrittore cuneense. Prova quindi ad ampliare una già corposa bibliografia tematica spesso limitata però solo all'aneddotistica "Visto si premi - I retroscena dei premi letterari", uscito per i tipi di Edizioni Santa Caterina. Realizzato all’interno del Master di primo livello Professioni e prodotti dell’editoria nell’anno accademico 2018-2019, il libro è una raccolta di saggi compiuta dagli alunni Luca Biondo, Eleonora Bitti, Lisa Ceccarelli, Francesca Chiarello, Alberto Clementi, Laura Ferrarini, Stefano Franchini, Valeria Frigau, Federica Garrone, Lucrezia Lazzari, Emanuele Malpezzi, Martina Milano, Giulia Pagliuca, Jacopo Santoro, Alessia Steffenini, Roberta Toraldo, Beatrice Toresi e Giulia Verona. La natura antologica del libro è funzionale al disvelamento attuato secondo molteplici prospettive delle varie competizioni letterarie spesso più orientate alla mercificazione del libro che a funzionare come cassa di risonanza per autori affermati e/o emergenti.


C'è naturalmente la denuncia fatta da Pasolini in pieno '68 e felicemente riportata nel saggio di Luca Biondo In nome della cultura mi ritiro: “Ora l'industria del libro tende a fare del libro un prodotto come un altro, di puro consumo: non ha bisogno dunque di buoni scrittori: cosa a cui fa perfetto riscontro la richiesta della nuova borghesia, che parrebbe completamente padrona della situazione, di opere di svago, di evasione, di falsa intelligenza”. Ma nel libro, come scritto nella premessa firmata collettivamente non ci sono solo “banali considerazioni sulla vanità che li accompagna o sulla sterilità che volte li contraddistingue”. Perché se è vero che come ricorda Annarita Briganti nella presentazione: “Di Alda Merini e di Philip Roth si dirà sempre: non hanno vinto il premio Nobel per la letteratura”, per altri autori è stato esattamente il contrario e il ricevimento del premio ha permesso loro di raggiungere un'istituzionalizzazione altrimenti impossibile, come ad esempio nel recente caso di Peter Handke e Olga Tokarczuk. “Visto si premi” ha allora l'innegabile merito di non limitarsi agli scandali dei mancati riconoscimenti ma allargare a più riprese lo sguardo su un mondo variegato e non legato necessariamente al profitto delle grandi case. Si veda il saggio Il filo rosso del Campiello che dimostra come la giura popolare che assegna l'omonimo premio sia riuscita ad intercettare i gusti del pubblico dando risalto a tre donne dalla scrittura molto particolare: Simona Vinci, Donatella Di Pietrantonio e Rosella Postorino che difficilmente avrebbero raggiunto il successo senza quella legittimazione. 

Così come il caso oramai di scuola dello scrittore sardo Gavino Ledda che col suo “Padre padrone: l'educazione di un pastore” vinse il premio Viareggio Opera Prima scompaginando per qualche anno il mondo culturale italiano fino ad arrivare ai fratelli Taviani che con l'omonimo film vinsero il 30esimo Festival di Cannes. Ci sono poi gli outsider che raggiungono la cinquina dello Strega senza nemmeno volerlo ma che inevitabilmente segnano lo svecchiamento del concorso. Quando il romanzo “Q” del collettivo Luther Blisset lo fece nel 1999, sapevano tutti che non avrebbe mai potuto vincere e che la sua presenza era voluta dagli Amici della Domenica (la giuria votante) per testimoniare il rinnovamento del mondo editoriale italiano che per la prima volta parlava di copyleft. Il viaggio nel variegatissimo panorama dei premi letterari non si ferma alla Penisola (rischiando l'enfasi retorica come nel caso dell'articolo Un premio che vuol dire casa, incentrato sul premio Bancarella istituito dai librai di Pontremoli) ma raggiunge anche gli Stati Uniti (il premio Pulitzer analizzato con dovizia di particolari ne Il Pulitzer imperfetto) e la Francia (L'effetto Gouncort analizza i pregi e le contraddizioni del più importante premio francese). A questo proposito risulta funzionale l'appendice del libro che riporta i maggiori concorsi dandone anche brevi note storiografiche. Perché anche se i premi non salvano la vita, come successe al Pavese di inizio libro che si suicidò due mesi dopo la vittoria Strega, hanno segnato e continuano a segnare per fortuna il dibattito intellettuale italiano.