Recensione: Keedie, di Elle McNicoll

Titolo
: Keedie
Autore: Elle McNicoll
Editore: Uovonero
Pagine: 288
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 16,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Keedie
racconta un periodo cruciale della vita di Keedie Darling, qualche anno prima degli eventi di Una specie di scintilla. Keedie è un’adolescente brillante, impulsiva e profondamente sensibile alle ingiustizie. È autistica e vive in un mondo che spesso le chiede di essere più silenziosa, più accomodante, meno “troppo”. Ma Keedie non è fatta così, e il romanzo nasce proprio da questo attrito continuo tra ciò che lei è e ciò che gli altri si aspettano da lei. La storia si svolge nella cittadina di Juniper, dove la scuola è uno dei luoghi più difficili da abitare. Non tanto per lo studio, quanto per le dinamiche sociali: prese in giro, esclusioni, piccoli atti di bullismo che gli adulti tendono a minimizzare. Keedie vede tutto. E soprattutto, non riesce a ignorarlo. Quando si rende conto che alcuni compagni vengono trattati male e che nessuno sembra davvero intervenire, sente crescere dentro di sé una rabbia che non è distruttiva, ma motrice. Accanto alla scuola, il romanzo esplora con grande delicatezza la vita familiare di Keedie. Il rapporto con la sorella gemella Nina è uno dei nuclei emotivi della storia: le due si vogliono bene, ma stanno cambiando, e quella vicinanza naturale dell’infanzia comincia a incrinarsi. Nina sembra adattarsi più facilmente alle regole non scritte del gruppo, mentre Keedie fatica a capire perché debba farlo anche lei. In mezzo c’è Addie, la sorellina più piccola, osservatrice silenziosa, che Keedie sente il bisogno di proteggere con forza quasi istintiva, come se vedesse in lei una fragilità che il mondo non è pronto ad accogliere. Questo desiderio di protezione, però, non è semplice. Keedie si trova spesso sola, incompresa persino da chi le vuole bene. Il romanzo mostra bene quanto possa essere faticoso essere “quella che dice sempre la verità”, soprattutto quando la verità mette a disagio. Keedie sbaglia, esagera, prende decisioni affrettate, ma lo fa sempre partendo da un forte senso di giustizia. È proprio da qui che nasce una delle idee centrali del libro: fare qualcosa, invece di restare a guardare. Keedie decide di reagire al bullismo in modo concreto, creando uno spazio in cui chi si sente escluso o ferito possa trovare ascolto e difesa. È un progetto ingenuo e coraggioso insieme, che la espone ancora di più, ma che le permette anche di scoprire alleanze inaspettate e nuove parti di sé.

Lo stile di Elle McNicoll in Keedie è diretto, vivace e fortemente caratterizzato dalla voce della protagonista. La narrazione è in prima persona e questo permette al lettore di entrare subito nella testa di Keedie, di sentire il suo modo di pensare rapido, spesso tagliente, a volte ironico, a volte rabbioso. La scrittura non cerca di “addolcire” Keedie né di renderla più accomodante: al contrario, ne rispetta l’energia, l’impulsività e la franchezza. McNicoll usa un linguaggio semplice ma mai banale, adatto a lettori giovani ma capace di parlare anche agli adulti. I dialoghi sono realistici, credibili, spesso brillanti, e restituiscono bene le dinamiche scolastiche e familiari. La narrazione procede con un buon ritmo, alternando momenti più leggeri ad altri più intensi, senza mai appesantire il racconto con spiegazioni superflue. Quando affronta temi complessi, l’autrice lo fa attraverso situazioni concrete e vissute, lasciando che siano le azioni e le reazioni dei personaggi a parlare. Un aspetto importante dello stile è il modo in cui l’autismo di Keedie viene raccontato: non come qualcosa da spiegare al lettore, ma come una parte naturale della sua identità. Non ci sono definizioni didascaliche o toni da “lezione”: tutto passa attraverso la percezione, le sensazioni, le difficoltà e le intuizioni della protagonista. Keedie è un romanzo potente nella sua semplicità. Non cerca colpi di scena spettacolari né soluzioni facili, ma accompagna il lettore dentro un percorso di crescita autentico, fatto di tentativi, cadute e piccole conquiste. È un libro che non “aggiusta” la protagonista, non la rende più docile o più simile a ciò che gli altri vorrebbero: le permette invece di trovare un modo più consapevole di stare nel mondo. La forza del romanzo sta proprio qui: nel mostrare che essere forti non significa essere invincibili, ma continuare a parlare anche quando sarebbe più facile tacere. Keedie lascia una sensazione di fiducia, non perché tutto si risolva, ma perché suggerisce che esistono modi diversi e legittimi di essere se stessi. È una lettura preziosa per giovani lettori, ma anche per adulti, insegnanti e genitori: un libro che invita ad ascoltare di più, a etichettare di meno e a riconoscere il valore delle voci che spesso vengono considerate “scomode”. Una storia che resta addosso perché è sincera, coraggiosa e profondamente umana.

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