Recensione: Stranger Things. L'estate segreta di Undici e Max, di Jennifer Brody

Titolo
: Stranger Things. L'estate segreta di Undici e Max
Autore: Jennifer Brody
Editore: Mondadori
Pagine: 288
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 17,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Stranger Things. L'estate segreta di Undici e Max di Jennifer Brody è un libro che nasce con un compito difficile: trasformare l’energia visiva, emotiva e nostalgica di Stranger Things in una storia scritta, capace di reggersi sulle parole senza l’aiuto delle immagini iconiche della serie. Il risultato è un romanzo che si legge velocemente, con momenti piacevoli, ma che lascia anche una sensazione di incompiutezza. L'estate segreta di Undici e Max è ambientato durante l’estate a Hawkins, nel periodo in cui lo Starcourt Mall è il nuovo centro della vita sociale della città. Per i ragazzi rappresenta un luogo di libertà: aria condizionata, negozi, musica, la sensazione di essere finalmente “normali”. In particolare, Undici e Max vivono questo spazio come una conquista, un’occasione per esplorare il mondo e se stesse lontano da pericoli e laboratori segreti. Ma Hawkins non è mai davvero al sicuro. Quello che inizia come un pomeriggio spensierato tra vetrine e risate prende presto una piega inquietante. Cominciano a emergere segnali strani: comportamenti sospetti, zone del centro commerciale che sembrano nascondere qualcosa, e una tensione che cresce lentamente, come se dietro la facciata luminosa del mall si stesse muovendo un’ombra. Undici e Max si ritrovano coinvolte in una fuga improvvisa, costrette a usare ingegno, collaborazione e sangue freddo per orientarsi tra corridoi, magazzini e passaggi nascosti dello Starcourt. L’esperienza diventa una prova di autonomia e fiducia reciproca: non solo devono affrontare il pericolo, ma anche capire quanto possono contare l’una sull’altra, lontane dal resto del gruppo...

Immagine dall'omonima serie

L’ambientazione è uno dei punti più riusciti: lo Starcourt Mall è molto più di un semplice centro commerciale: è l’estate, la libertà, l’illusione che tutto sia normale. Jennifer Brody coglie bene questo aspetto e lo usa come cornice narrativa efficace. Si respira il clima da vacanze anni ’80, tra amicizie, risate e quella tensione sotterranea che chi conosce Hawkins impara subito a riconoscere. All’inizio funziona: ci si sente di nuovo lì, tra luci al neon e musica in sottofondo, con la sensazione che qualcosa stia per andare storto. Il problema emerge soprattutto nei personaggi. Eleven e Max sono al centro della storia, ma non sempre sembrano “loro”. Alcuni dialoghi suonano forzati, alcune reazioni sembrano poco coerenti con ciò che la serie ha costruito nel tempo. Non è una questione di grandi stravolgimenti, quanto di piccoli dettagli: il modo di parlare, di pensare, di reagire. Per chi ama profondamente la serie, queste sfumature contano, e qui spesso mancano.
 
Immagine dall'omonima serie

La trama procede con un buon ritmo, ma resta piuttosto semplice. Ci sono momenti di tensione e qualche scena che intrattiene, tuttavia manca quel senso di pericolo crescente e di coinvolgimento emotivo che rende Stranger Things così potente sullo schermo. Il libro sembra scegliere una strada più sicura, quasi prudente, evitando di spingersi davvero a fondo nei conflitti interiori dei personaggi o nelle conseguenze emotive di ciò che accade. Detto questo, L'estate segreta di Undici e Max non è un disastro. È una lettura leggera, adatta soprattutto ai lettori più giovani o a chi vuole passare qualche ora in compagnia dell’universo di Hawkins senza troppe pretese. La scrittura è scorrevole, il libro si legge in fretta e alcune scene riescono a evocare quell’atmosfera familiare che ha reso la serie un fenomeno globale. In definitiva, è un romanzo che piacerà soprattutto a chi ama Stranger Things e desidera tornare, anche solo per un attimo, tra i corridoi dello Starcourt Mall. Non aggiunge molto all’universo narrativo e non raggiunge la profondità emotiva della serie, ma offre una parentesi estiva, nostalgica e tutto sommato gradevole. Un po’ come passare davanti a un vecchio negozio del centro commerciale della propria adolescenza: non è più come lo ricordavi, ma ti fa comunque sorridere.

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