30 aprile 2015

Black Sea; Adaline - L'eterna giovinezza; Road 47; Avengers: Age of Ultron; Child 44 - Il bambino numero 44: opinioni sui film nelle sale

Il capitano di sommergibili Robinson (Jude Law), con un divorzio alle spalle e un figlio adolescente con cui non ha quasi alcun rapporto, viene licenziato dalla società di recupero relitti e decide di lanciarsi in un'impresa quasi impossibile: recuperare il carica d'oro contenuto in un sommergibile tedesco, che giace sul fondo del Mar Nero dal 1941, senza essere scoperto dalle atuorità locali. A bordo di un vecchio sottomarino, la tensione tra i membri dell'equipaggio cresce ad ogni minuto, fino a quando l'avidità prende il sopravvento...

Black Sea è un thriller claustrofobico in cui la tensione cresce con il passare dei minuti, fino a terminare in un epilogo tanto drammatico quanto inaspettato. Le scene all'interno del sottomarino funzionano meglio rispetto a quelle esterne, e qualche passaggio della storia risulta poco chiaro. A parte questo, la recitazione del cast è abbastanza positiva, nonostante la presenza di nomi pochi noti (a parte Jude Law). Un film interessante, consigliato principalmente per chi ama il genere.

Adaline - L'eterna giovinezza narra la storia di un ragazza, Adaline (Blake Lively) appunto, che dopo un incidente stradale smette di invecchiare. Così il suo aspetto da ventinovenne rimane immutato per oltre un secolo, in cui è costretta a cambiare continuamente città per non destare sospetti. Tutto ciò fino a quando incontra l'affascinante e carismatico filantropo Ellis Jones (Michiel Huisman), che finisce per innamorarsi di lei. Anche Adaline prova gli stessi sentimenti ma è troppo abituata alla fuga per prendere in considerazione l'idea di fermarsi. Quando però per caso incontra il padre di Ellis, William (Harrison Ford), un uomo al quale ha spezzato il cuore tanti anni prima, tutte le sue certezze vengono messe in discussione...

Il tempo è protagonista di tante storie raccontate al cinema, ma sono pochi i film in cui esso risulta eccessivo, come nel caso di Adaline, che desidera solo invecchiare come tutti. Dunque se lo spunto era abbastanza interessante, il film invece si sviluppa in modo piatto e prevedibile; mancano dei colpi di scena significativi e gli attori principali, Blake Lively e Michiel Huisman, falliscono nel tentativo di trasmettere le loro emozioni allo spettatore. Mentre il personaggio più credibile risulta quello di Harrison Ford, nei panni dell'uomo che non ha mai dimenticato il primo amore. Troppo poco per consigliarne la visione.

Il 23 aprile è uscito nelle sale Road 47, una film interessante che pone l'attenzione su una pagina poco conosciuta della Seconda guerra mondiale: quella riguardante i soldati dell'unico esercito latino-americano che lottò in Italia a fianco degli Alleati, durante il rigido inverno del 1944-45. In particolare il film segue le avventure di un gruppo di genieri della Forza di Spedizione Brasiliana (FEB), che dopo essere fuggiti a seguito di un'esplosione lungo la Linea Gotica, vogliono riscattarsi andando a liberare un campo minato che ha impedito ai carri americani di raggiungere un paese liberato dai partigiani, ma esposto ad un contrattacco tedesco.

Road 47, nato da una coproduzione tra Italia, Brasile e Portogallo, rappresenta un bell'esempio di come raccontare una storia di guerra senza grandi effetti speciali. Un film bellico che mette in luce la storia dei personaggi, il loro profilo psicologico, le paure e le contraddizioni; giovani soldati chiamati a combattere, in una terra lontana e sconosciuta, una guerra di cui non comprendevano nemmeno le motivazioni. Tuttavia, anche senza vere e proprie scene d'azione, il film riesce a comunicare tutta la tragicità e la disperazione della guerra in generale, oltreché la confusione vigente in Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Un film dunque che coglie il lato umano della guerra e documenta una pagina importante della nostra storia recente. Nel cast anche il nostro Sergio Rubini, nei panni di un disertore che dopo essere fuggito dai tedeschi viene intercettato dai brasiliani e decide di unirsi a loro.

Child 44 - Il bambino numero 44, tratto dal romanzo "Il bambino numero 44" di Tom Rob Smith, è un thriller ad alta tensione che narra le vicende di Leo Demidov (Tom Hardy), un orfano diventato prima un eroe di guerra e dopo un importante membro dei servizi segreti sovietici, che a seguito di una macchinazione ordita dal sadico collega Vasil (Joel Kinnaman), viene chiamato a scegliere se denunciare la moglie Raisa (Noomi Rapace), sospettata di tradimento, o subire le conseguenze della sua insubordinazione. Per questo, quando decide di salvare Raisa, Leo viene declassato di grado e spedito nella tetra città industriale di Volsk, dove inizia a indagare sulla morte di alcuni bambini trovati senza vita vicino ai binari della ferrovia, ufficialmente vittime di sfortunati incidenti, in circostanze pressochè identiche a quelle del figlio di un amico e collega di Mosca. E così mentre Leo, potendo contare solo sull'aiuto di Raisa e del capo della polizia del luogo (Gary Oldman), si impegna a smascherare il serial killer dei bambini, Vasil fa di tutto per metterlo definitivamente fuorigioco...

Daniel Espinosa confeziona un thriller a sfondo politico in cui l'ambientazione storica, la Russia stalinista del 1953, svolge un ruolo predominante. Infatti al di là della caccia al serial killer, la parte più interessante e riuscita del film riguarda la ricostruzione (anche dal punto di vista visivo) della società stalinista, da cui emerge una netta condanna a qualsiasi forma di pensiero divergente. In quest'ottica risulta molto interessante l'evoluzione psicologica del protagonista, che scegliendo Raisa decide di salvare la propria anima, trasformandosi da semplice burattino in eroe per caso.

Il film mantiene una buona tensione dall'inizio alla fine e regala diversi colpi di scena. L'epilogo invece è la parte che mi ha convinto di meno. Ottima la prova attoriale del cast in cui tutti riescono ad esprimere e trasmettere al meglio le proprie emozioni, nonostante le "maschere" che la rigida società stalinista imponeva di indossare. Consigliato!

L'opinione di Marika
Avengers: Age of Ultron è il secondo film della serie dei supereroi Marvel Comics soprannominati i Vendicatori. Ancora una volta ritornano sul grande schermo attori del calibro di Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Hayley Atwell, Samuel L. Jackson, Aaron Taylor-Johnson, e Elizabeth Olsen, capaci di rendere il film esilarante. Questa volta la squadra dei Vendicatori attacca una base dell'HYDRA a Sokovia, comandata da Strucker, il quale sta effettuando degli esperimenti sugli esseri umani utilizzando lo scettro di Loki.

Esempi concreti sono i due gemelli dotati di abilità speciali, "potenziati" dagli esperimenti: Pietro e Wanda Maximoff, capaci di correre a velocità superumane, manipolare menti e creare campi di energia. Recuperato lo scettro asgardiano, e tornati alla Avengers Tower, Stark e Banner scoprono che all'interno della gemma dello scettro c'è un'intelligenza artificiale e in segreto la usano per completare il programma di difesa globale "Ultron". L’esperimento fallisce e cominciano i problemi. Ultron acquisisce una volontà propria il cui unico obiettivo è l’evoluzione dell’uomo attraverso la distruzione. Ogni supereroe è chiamato ad affrontare i propri demoni personali prima della grande battaglia finale in cui passato e futuro si alternano nelle visioni cruente ed apocalittiche degli stessi personaggi.

Le riprese sono state effettuate da Joss Whedon tra America, Inghilterra, Italia e Sud America, a cui sono stati aggiunti effetti speciali dell’ Industrial Light & Magic. In questo nuovo film per la prima volta si viene a conoscenza di pezzi di vita privata dei supereroi, tra passato, presente e futuro, e del loro modo di affrontare le paure personali. A mio avviso un film imperdibile che riprende sia i fumetti di Stan Lee e Jack Kirby, ma contemporaneamente, grazie alla maestria del regista, sviluppa una storia parallela alla portata di un tutti, ovvero anche di persone che non conoscono l’universo fumettistico Marvel.

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