Recensione del film BIG GAME - CACCIA AL PRESIDENTE, al cinema dal 25 giugno

Recensione a cura di Eleonora Cocola

In uno sperduto villaggio finlandese ogni ragazzino, alla soglia del suo tredicesimo compleanno, deve compiere una sorta di iniziazione, un rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta: la prova consiste nel trascorrere un giorno e una notte nelle foreste finlandesi, tornando con una testa di animale come trofeo di caccia. È giunto questo importante momento per il giovanissimo Oskari (Onni Tommilla), che, come se la pressione non fosse già sufficiente, porta anche il peso di essere un “figlio d’arte”: suo padre è uno dei cacciatori più celebri del paese, e il ragazzo fa fatica a sentirsi all’altezza della situazione. Ma il destino ha in serbo per lui qualcosa di ben più pericoloso di un orso o un cervo: il suo cammino si incrocia nientemeno che con quello del presidente degli Stati Uniti d’America Moore (interprtato da Samuel L. Jackson), colpito da un attentato e perseguitato dai terroristi. Oskari è costretto a lasciar perdere la caccia per vestire i panni di un’improbabile guardia del corpo…

Il regista finlandese Jalmari Helander imbocca la strada dell’action movie omaggiando il cinema anni 80-90, del quale Big Game è infarcito di citazioni (da Indiana Jones a Karate Kid, fino addirittura a E.T.). La trama richiama il classico film d’azione di argomento complottista molto anni 90, il tono non è mai troppo serio, tra scelte registiche al limite del demenziale e situazioni potenzialmente tragiche smorzate da dialoghi leggeri e battute facete. L’inizio, viste l’ambientazione finlandese indubbiamente affascinante, la tematica del passaggio dall’infanzia all’età adulta e quella del rapporto padre-figlio, è promettente: l’impressione è quella che si stia guardando qualcosa di più di un semplice action movie. C’è poi il classico macro-tema del rapporto tra uomo e
natura, con il contrasto fra la figura del ragazzino, legata alla terra, alla natura incontaminata di cui il film da delle visioni spettacolari, e quella del presidente, correlata al mondo artificiale dell’uomo, alla tecnologia, alle armi. E c’è una riflessione sulla natura umana: l’uomo più potente del mondo incontra un ragazzino indifeso e insicuro, ma la situazione porta un ribaltamento dei ruoli, e la sopravvivenza del presidente è garantita dal coraggio che il ragazzino scopre di avere. Peccato che andando avanti il lato trash prenda decisamente il sopravvento, soffocando i risvolti di cui sopra: e se nel complesso il film risulta sicuramente leggero, gradevole e a tratti divertente, dà l’idea di un’occasione sprecata.

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