17 giugno 2015

Recensione: LUMINUSA di Franca Cavagnoli

Titolo: Luminusa 
Autore: Franca Cavagnoli 
Editore: Frassinelli 
Pagine: 168 
Anno di pubblicazione: 2015 
Prezzo copertina: 18,50

Mario, giovane studente di scienze politiche a Milano, decide di trasferirsi a Lampedusa durante l'emergenza sbarchi del 2011. Dopo due anni, Mario si è ambientato nell'isola e lavora insieme ai suoi coinquilini alla realizzazione di un museo dei migranti: un luogo della memoria dove raccogliere gli oggetti restituiti dal mare di chi non ce l'ha fatta. Il compito di Mario è quello di scrivere le didascalie dei pezzi esposti, e lui
decide di farlo in versi perché spera che così restino più a lungo dentro chi le legge. Ma Mario a Lampedusa cerca di dare un senso anche alla propria esistenza, segnata dalla malinconia, dalla disillusione e da un segreto che il ragazzo cerca di tenere sepolto...

Luminusa di Franca Cavagnoli è un romanzo di grandissima attualità, che esce proprio nei giorni in cui l'isola si trova nuovamente ad affrontare l'emergenza sbarchi, mentre qualche esponente della classe dirigente consiglia ai sindaci di non accettare i migranti. Protagonista del racconto non è Mario ma la stessa isola di Lampedusa, piccolo grande baluardo dell'umanità, culla dell'accoglienza e della solidarietà. L'autrice infatti non racconta una storia, ma tante storie che si intrecciano nell'isola: storie disperate di migranti in fuga dalla guerra, che affidano al mare tutte le loro speranze; storie di persone accoglienti che si prodigano ogni giorno per aiutare gli altri. 

Il tutto narrato attraverso gli occhi di Mario, simbolo di una generazione di ragazzi disillusi da una società che sembra aver smarrito la propria umanità, a favore dell'individualismo, del pregiudizio, degli interessi economici; una situazione paradossale per chi si trova a studiare scienze politiche e poi è costretto a osservare, disgustato e amareggiato, le scelte assurde, irresponsabili, della classe dirigente, come la legge sui respingimenti in mare; o ancora l'indifferenza di Bruxelles per un problema che sembra riguardare solo il nostro Paese e non l'intera comunità europea

"A loro interessava il barcone per il loro museo; del nostro gli importava poco. Con tutti quelli che se ne stanno accatastati vicino al campo sportivo si potrebbe accontentare una ventina di musei in giro per l'Italia. Uno lo metterei anche davanti alla sede della Commissione Europea. Così magari si ricorderebbero che Lampedusa non è solo un'isola del Mediterraneo ma la costa più a sud dell'Europa"

Franca Cavagnoli dunque non risparmia critiche a nessuno, e aiuta il lettore a riscoprire che dietro i numeri esistono delle persone, delle storie, di fronte alle quali non è possibile girarsi dall'altra parte. Un romanzo che si legge in poco tempo e lascia un sapore amore: il sapore della responsabilità (e della colpa) di chi, noi italiani in primis, non ha fatto nulla per evitare questa tragedia.

"Qui a rischio non c'è solo la memoria ma anche l'identità delle persone. In Tunisia e in Libia, in Somalia, in Etiopia e in Nigeria, in Ciad e nel Ghana ci sono famiglie che non hanno mai ricevuto notizie dei loro cari partiti per l'Italia: non sanno se sono arrivati vivi, se sono morti in mare, se si sono dimenticati di scrivere o telefonare, se si sono perduti nel Vecchio Continente. Dei morti, dei dispersi, dei caduti in mare non rimane traccia in nessun archivio. Sono scomparsi e basta."

L'AUTRICE
FRANCA CAVAGNOLI: scrittrice e traduttrice, ha pubblicato per Frassinelli i romanzi Una pioggia bruciante e Non si è seri a 17 anni, e per Feltrinelli i racconti Mbaqanga e Black. Ha tradotto e curato opere di J.M. Coetzee, Nadine Gordimer, Katherine Mansfield, Toni Morrison, V.S. Naipaul. Collabora a «il manifesto» e «Alias». Per il suo saggio La voce del testo ha avuto nel 2013 il premio Lo Straniero. 

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