22 luglio 2015

Recensione: LE CITTA' DELLA NOTTE ROSSA di William S. Burroughs

Titolo: Le città della notte rossa
Autore:
William S. Burroughs
Editore: Elliot
Pagine: 254
Anno di pubblicazione: 2015 

Prezzo copertina: 18,50


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Le Città della Notte Rossa è il primo volume della trilogia scritta da William S. Burroughs. Un libro in cui si mescolano tragedia, orrore, crudeltà, disgusto e male. Siamo all’inizio del XVIII secolo, quando il Capitano Mission, precursore della Rivoluzione Francese, fonda lo Stato della Nuova Libertà, in cui trovano rifugio i profughi vittime di governi tiranni. Qui, la società è amministrata da leggi a loro volta regolate dagli Articoli compilati dallo stesso Capitano.

Articoli che decretano che le decisioni vengano prese solo dopo una votazione, che la schiavitù e la pena capitale siano abolite, e che all’interno dello Stato vi sia libertà di culto. Con le stesse leggi, il Capitano governa anche una colonia chiamata Libertati, popolata da trecento coloni in seguito massacrati dagli indigeni, mentre il Capitano viene ucciso in una battaglia in mare. Da questa premessa lo scrittore immagina nei capitoli successivi cosa sarebbe successo se il Capitano fosse sopravvissuto, e articola la storia in tre racconti. Il primo, riguarda Noah Blake che su una nave pirata del XVIII secolo inventa il fucile a cartuccia e i proiettili di cannone, conquistando il Sud America e governandolo secondo gli Articoli del Capitano Mission.

La seconda storia, vede protagonisti i coniugi Green che ingaggiano l’investigatore Clem Williamson Snide per ritrovare il figlio scomparso Jerry. Si scopre che quest’ultimo, spacciatore di droga, viene impiccato e decapitato nel corso di un rito egiziano dedicato a Set. Il terzo racconto invece, descrive le sei Città della Notte Rossa: Tamaghis, Ba’dan, Yass- Waddah, Naufana, Waghdas e Ghadis, situate nel Deserto del Gobi. L’oasi più grande formata da Waghdas e alte due città come Ba’dan e Yass- Waddah sono divise all’interno in due gruppi: i Trasmigranti e i Ricettacoli, credenti nella trasmigrazione dell’anima e in strane forme di concepimento. All’interno di queste città oniriche e surreali accade l’impossibile finché, devastate dalle epidemie vengono abbandonate. I sopravvissuti si rifugiano nel Nuovo Mondo.

L’ambientazione è irreale, immaginaria e utopica. Da città che si fanno beffa del conformismo, a luoghi abitati da gente impiccata per evitare il deterioramento della vecchiaia, a mondi caratterizzati da popolazioni capaci di cambiare colore della pelle e sottomettere gli uomini. I personaggi che si alternano su questo sfondo strambo e quasi folle non sono da meno: strani, violenti, a volte selvaggi, a volte civilizzati, non risultano banali, ne stonano con il contesto.

Il linguaggio è articolato e dona alla narrazione prima un ritmo lento e poi incalzante. Inoltre, il volume è caratterizzato da una prefazione in cui lo scrittore elenca le divinità del Male (alle quali il libro è dedicato) e ne conclude l’invocazione con la dedica “a tutti gli scribi e artisti e praticanti di magie attraverso i quali questi spiriti si sono manifestati. NIENTE Ѐ VERO. TUTTO Ѐ PERMESSO”. Quest’ultima frase chiarisce il senso reale del libro, in cui davvero tutto è permesso e nulla è reale. Per quanto riguarda le tematiche affrontate nel libro se ne riscontrano varie: dalla denuncia contro il sistema totalitario, al capitalismo, al razzismo, al terrore psicologico esercitato sulla massa dalle classi di potere, alla tecnologia avanzata.

Un libro fuori dagli schemi in cui non esiste un’unita di tempo, spazio e azione. Consigliato.

L'AUTORE
William Burroughs (1914-1997) è universalmente considerato il nume tutelare della Beat generation. Nel 1959 rivoluzionò la storia della letteratura con il suo Pasto nudo, inaugurando una serie di opere innovatrici costruite usando la tecnica del cut-up.

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