mercoledì 27 gennaio 2016

Recensione: LA SARTA DI DACHAU di Mary Chamberlain

Titolo: La sarta di Dachau
Autore: Mary Chamberlain  
 
Editore: Garzanti
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 16,90 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola


Londra, 1939. Ada Vaughan ha solo diciotto anni ma sa benissimo cosa vuole dalla vita: diventare una modiste e aprire un suo atelier in stile Coco Chanel. Per questo sta facendo crescere il suo talento con ago e filo lavorando in una piccola sartoria in Dover Street. Mentre intorno a lei iniziano a diffondersi le voci di una guerra imminente, Ada incontra un affascinante conte di origine austro-ungarica di nome Stanislaus: convinta di aver trovato non solo l’amore, ma
anche il suo lasciapassare per il successo, la ragazza lo segue fiduciosa a Parigi.

Ma invece del coronamento di un sogno, per Ada sarà l’inizio di un incubo: scoppia la Seconda Guerra Mondiale, e la ragazza rimane intrappolata in Francia; riesce a recarsi in Belgio, dove si spaccia per una suora e lavora in un ospedale da campo, poi il suo talento per il cucito arriva fino alle orecchie della moglie del comandante del campo di concentramento di Dachau. Qui Ada trascorrerà anni d’inferno, ma la sua forza d’animo e l’incrollabile passione per la moda la faranno tornare a casa quasi indenne.

Se in occasione del Giorno della Memoria volete un libro che racconti dell’Olocausto, non leggete La sarta di Dachau. Perché questo romanzo non parla né della guerra che si combatté al fronte né di quella che subirono gli internati nei campi di concentramento; parla della guerra di una donna che lotta per la vita quando intorno a lei tutto è morte e violenza. Ma anche della guerra di Ada contro gli uomini che sistematicamente cercano con l’ingannano di sottometterla e di annientarla. La vera e unica protagonista del romanzo è Ada, un personaggio molto controverso verso cui non è così scontato provare simpatia: tanto è determinata e anche spregiudicata nel perseguire i suoi obiettivi, tanto sa essere ingenua e debole – ad esempio nel fidarsi ciecamente di uomini che finiscono col rovinarle la vita. La seguiamo negli anni della guerra e anche dopo, la ammiriamo mentre resiste come una roccia ai traumi degli anni passati a Dachau; spesso la vorremmo prendere per un braccio per impedirle di fare qualche grossa stupidaggine, talvolta mostra un lato fragile che fa semplicemente tenerezza. Insomma, è umana, e se anche potrà non piacere a tutti è una protagonista alla quale è impossibile rimanere indifferenti. Come è impossibile rimanere indifferenti alla sua storia, già di per sé incredibile, per di più narrata in maniera incalzante, scorrevole, spesso cruda.

La storia di questa donna – il personaggio è di fantasia, ma è basato su un mistero reale, quello riguardante il vestito da sposa dell’amante di Hitler – si inscrive nel corso degli eventi che segnarono il Novecento, ma nel libro la “grande storia” non prende mai il sopravvento, limitandosi a condizionare e sfiorare le vicende di Ada. La protagonista e le sue avventure restano sempre al centro dell’attenzione e sono capaci di catalizzare le attenzioni del lettore molto più degli accenni alla guerra e agli stermini dei campi di concentramento.

L'AUTRICE
Mary Chamberlain è professoressa di storia a Oxford. La sarta di Dachau è il suo primo romanzo.
 
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