La recensione di MA LOUTE, il nuovo film di Bruno Dumont con Fabrice Luchini, Juliette Binoche e Valeria Bruni Tedeschi. Al cinema dal 25 agosto

Recensione a cura di Eleonora Cocola

Estate 1910. A Baia de la Slack, nel nord della Francia, vive un ragazzo di nome Ma Loute Brufort, primogenito di una famiglia dedita alla pesca delle cozze e al traghettamento a braccia dei turisti da una riva all’altra della laguna. E poi ci sono i Van Peteghem, tipica famiglia borghese in decadenza, venuta a trascorrere l’estate nella sua sfarzosa villa in stile egizio. L’apparentemente tranquilla campagna paludosa nasconde segreti scabrosi, e
quando iniziano ad esserci misteriose sparizioni, l’ispettore Machin e il suo giovane assistente sono costretti a recarsi sul luogo a indagare.

La splendida fotografia, che ricorda quella della recente pellicola di Garrone Il racconto dei racconti, valorizza il paesaggio suggestivo, bellissimo e allo stesso tempo misterioso, in cui sono ambientate le vicende delle due famiglie protagoniste. Due famiglie molto diverse, innanzitutto per classe sociale, ma che hanno in comune il fatto di nascondere parecchi scheletri nell’armadio. Dalle discutibili abitudini alimentari dei Brufort alla controversa identità sessuale di Billie Van Peteghem, tutte le verità vengono svelate serenamente nel corso del film, senza suspense né particolari colpi di scena – come se fosse tutto nella norma insomma, e gli unici a rimanere all’oscuro sono proprio coloro che per mestiere vanno in cerca della verità.

Dalla trama ai personaggi, tutto il film è immerso in un’atmosfera surreale, sotto il segno di un’ironia grottesca. Magistrale la recitazione, specie quella di Fabrice Luchini e Juliette Binoche, sotto il segno dell’esagerazione a tutti i costi: smorfie stravaganti, movimenti innaturali, mimica volutamente sgraziata. Il bello è percepire con chiarezza il divertimento degli attori nell’interpretare personaggi così smaccatamente finti e sopra le righe. Così sopra le righe che talvolta si rendono protagonisti di piccoli miracoli – volano tasportati dal vento, sopravvivono a capitomboli incredibili e così via. Tutti questi elementi colpiscono e divertono talmente da far passare in secondo piano i temi che Bruno Dumont ha voluto affrontare – la lotta di classe, le contraddizioni e gli scandali di una società sull’orlo del baratro, che di lì a una manciata di anni sarebbe precipitata con la Prima Guerra Mondiale. Ne risulta un film interessantissimo, esteticamente bello e divertente anche se a tratti un poco ripetitivo.

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