Recensione: La vedova Winchester, il nuovo film con Helen Mirren al cinema dal 22 febbraio

Recensione a cura di Mario Turco

Esistono dei miracolati al cinema che fanno lunghe carriere profittevoli, amati dal pubblico e soprattutto da certa critica che li eleva ben oltre i loro meriti. I gemelli Spierig, autori del dimenticabile “Saw: Legacy” o del sopravvalutatissimo “Predestination” fanno indubbiamente parte di questa fortunata genie. Dal 22 Febbraio uscirà nelle sale italiane la loro ultima fatica “La vedova Winchester”, thriller-horror che ha come protagonista la “regina” Helen Mirren. Come siano riusciti a convincere una delle più divine attrici del nostro tempo a recitare in un modesto filmetto di genere che non ha nessuno sguardo originale sul tema delle case infestate è un mistero ben più grande di quello che si nasconde dietro la vera magione al centro della vicenda. 
Tratto dalla storia vera di Sara Winchester, erede della famosa dinastia armaiola che ha donato al mondo i temibili fucili, il film sceglie di aderire totalmente alla leggenda che avvolse la sua figura sul finire dell’Ottocento. La donna infatti fece
costruire una labirintica casa di ben 500 stanze con elementi architettonici strambi (finestre che si aprivano sul nulla, scale che portavano a soffitti murati) per rinchiudere al suo interno gli spiriti che erano rimaste vittime degli strumenti di morte costruiti dalla sua industria e che avevano lanciato una maledizione sulla sua famiglia portandole via la figlia di 16 mesi e il marito colpito da tubercolosi. 

I fratelli Spierig e lo sceneggiatore Tom Vaughan adottano il punto di vista più semplice nel riproporre la storia su grande schermo. Lo psichiatra Eric Price, interpretato da Jason Clarke, rappresenta lo scetticismo dello spettatore di fronte a una storia fantastica che però suo malgrado sarà costretto a rivedere la sua posizione a causa degli incalzare di eventi sempre più soprannaturali. Questa discesa nel fantastico horrorifico è però condotta con il solito armamentario del prodotto medio e senza nessun particola guizzo registico. Nonostante l’enorme potenziale della casa nel film non vediamo quasi mai nessuno di quei particolari architettonici sinistri che avrebbero dovuto connaturarla. L’attenzione dei due registi gemelli si focalizza piuttosto su una presenza maligna ben precisa, quasi viva più che fantasmaticamente sparsa, il che contribuisce a far abbassare l’attrattiva verso quel luogo maledetto. C’è tanta, troppa voglia di raccontare diverse storie umane che dovrebbero trovare il loro epilogo nella più spaziosa delle “Haunted house”. 

Innanzitutto la vedova Winchester, donna segnata dai terribili lutti e da un mal riposto senso di colpa verso le vittime delle armi costruite dalla propria società, viene trattata come un eroina tutta d’un pezzo (perfino progressista con l’idea di lanciare sul mercato i pattini a rotelle piuttosto che gli strumenti di morte che l’hanno reso preda delle vendette dei fantasmi) nonostante l’ambiguità della sua posizione. Inoltre, la storia personale dello psichiatra incaricato di redigere una valutazione sanitaria sullo stato mentale della donna occupa fin troppo spazio narrativo, andando a toccare peraltro vette di amore gotico un po' fuori contesto. Per quanto riguarda la parte prettamente orrorifica anche qui non si segnala nulla di nuovo e il ricorso a jump-scares e fantasmi marcescenti disegnati con make-up già visto in mille altre produzioni televisive contribuisce a rendere “La vedova Winchester” un film superfluo nel già saturo panorama di genere.

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