Recensione: Ho guardato un nazista negli occhi, di Kacer Kathy e Jordana Lebowitz

Titolo: Ho guardato un nazista negli occhi
Autore: 
Kacer Kathy, Jordana Lebowitz
Editore: Sonda
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo copertina: 14,00 €

Recensione a cura di Marika Bovenzi

Le vittime della Shoah e dell’Olocausto non vanno ricordate soltanto durante gli appositi eventi istituzionali, al contrario, andrebbero rispettate sempre: da un lato per onorare chi non c’è più e ha dato la vita affinché il mondo potesse diventare un posto migliore; dall’altro per aiutare e proteggere chi è sopravvissuto ad un orrore simile. E proprio a proposito dei sopravvissuti dello sterminio hitleriano, la casa editrice Sonda ha pubblicato uno scritto che racchiude le giornate del processo di Oskar Gröning (il cosiddetto contabile ad Auschwitz), tenutosi nell’aprile 2015 a

Luneburgo, in Germania. 

Jordana
Tutto è narrato dal punto di vista di Jordana Lebowitz, una ragazza canadese, nipote di sopravvissuti ad Auschwitz rifugiatisi in Canada. A sedici anni Jordana va ad Auschwitz con la scuola e rimane molto provata dalla visita al campo di concentramento e dalla testimonianza di Hedy Bohn, una superstite che accompagna gli studenti. Una volta tornata a casa, decide senza pensarci due volte di voler diventare portavoce della memoria della Shoah e dei diritti umani, tant’è che tre anni dopo invita Hedy nella sua università per un incontro pubblico. Tra i vari dibattiti e domande, Jordana scopre del processo Gröning: a quel punto la ragazza vuole a tutti i costi partecipare e contatta l’ultimo cacciatore di nazisti, un giudice in pensione che si occupa di investigare i criminali tedeschi. E pur di partire affronta la resistenza dei suoi genitori; la mancanza di soldi per il viaggio che sopperirà grazie al Candianan Friends of Simon Wiesenthal Center, un’istituzione che la finanzia e le chiede di tenere un blog con le sue impressioni; l’orrore di ritrovarsi difronte un criminale omicida; e la paura che non sia fatta giustizia. Arriva il fatidico viaggio e Jordana per una settimana circa, assiste alle diverse testimonianze; si perde tra i ricordi dei sopravvissuti; ascolta le giustificazioni che Gröning, volontario nelle SS, dà del suo operato; conosce la storia dell’uomo che riceveva sulla famigerata rampa di Auschwitz gli ebrei appena scesi dal treno e sceglieva gli oggetti di valore da inviare a Berlino.

Gröning
Lo stile è semplice e molto descrittivo e caratterizza un linguaggio diretto. Tutto è narrato dal punto di vista di Jordana che non esista a farci conoscere le sue paure; le sue impressioni; le sue emozioni contrastanti verso un uomo che durante la seconda guerra mondiale ha commesso orrori inimmaginabili, ma che oggi si presenta come un anziano fragile e ingobbito; il suo timore reverenziale nei confronti di Thomas Walther, il giudice in pensione; e il rapporto di amicizia con i sopravvissuti presenti nell’aula. La particolarità di questo scritto, a mio avviso, risiede nel fatto che Jordana non si limita a riportare i fatti come una sorta di cronaca, al contrario ci lascia entrare nel suo cuore, nella sua mente; ci rende partecipi delle sue emozioni più profonde e dei suoi pensieri. I racconti di Jordana inoltre, racchiudono una domanda fondamentale: chi può essere ritenuto colpevole? Soltanto i capi, coloro che hanno ordinato le morti? Oppure i carnefici che hanno ucciso direttamente gli ebrei? O anche tutte quelle persone che hanno partecipato indirettamente, aiutando gli alti vertici nel compimento di un’opera così orripilante?

In conclusione, Ho guardato un nazista negli occhi è un'opera interessante che racchiude importanti quesiti e mette a confronto le vittime e i carnefici.

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