Recensione: Uomini e troll, di Selma Lagerlöf

Titolo: Uomini e troll
Autore: Selma Lagerlöf
Editore: Iperborea
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo copertina: 16,00 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Nemmeno quest’anno poteva mancare una delle bellissime raccolte del premio Nobel per la letteratura Selma Lagerlöf, con il suo libro Uomini e Troll edito come sempre dalla casa editrice Iperborea. Ancora una volta l’autrice ci racconta di viaggi fantastici e di particolari storie del folklore nordico in cui si mettono in discussione credenze, fede e quel sottile velo che separa la realtà dalla fantasia. Personalmente, dell’intera raccolta ho apprezzato Il tomte di Töreby, in cui ci vengono narrate le vite degli abitanti di una ricca tenuta, il cui padrone Silfverbrandt scommette ai dadi tutti gli averi con il capitano Duwe. L’intera tenuta però, è da sempre custodita e curata da un folletto che pur di riprendersela aiuta il padrone a riconquistare tutto con dei dadi magici che costeranno la vita del giovane. Una vecchia storia d’alpeggio, in cui una giovane mandriana mentre era ancora sui monti a pascolare le vacche, viene attaccata da dei briganti, ma riesce a difendersi scagliando contro uno di loro del caglio bollente. La primavera successiva quando ritorna sulle montagne per una nuova stagione di foraggio, scopre che nella cascina era rimasto il brigante che aveva attaccato in autunno, morto stecchito. 


E ancora Magister Frykstedt, una storia ripescata direttamente dalla giovinezza dell’autrice che senza troppi giri di parole ci racconta di un evento passato raccontatole dalla zia Nana Lagerlöf, una brillante narratrice che conobbe Frykstedt, un uomo che aveva studiato con suo marito e che aveva ispirato Gösta Berling, un personaggio della stessa Selma. La zia le racconta che l’uomo era tanto geniale, quanto ubriacone e che quando alzava il gomito causava dei disastri inimmaginabili. Ed infine A proposito di emigrazione, in cui ci viene narrata di una riunione tenuta dai locali sul tema dell’emigrazione. Di tutte quelle persone che lasciano la Svezia per rincorrere sogni, fortuna o studi. D’un tratto però, vengono messi in luce anche problemi per un eventuale ritorno di queste persone in patria.

Lo stile è come sempre elegante e il linguaggio articolato e caratterizzato da termini svedesi. A mio avviso, la particolarità di questa raccolta risiede nel fatto che ogni storia tende a mettere in luce pregi e difetti dell’animo umano, il dualismo caratteriale, i sensi di colpa che spingono gli uomini a redimersi, e la presenza costante di un immaginario fittizio che da sempre accompagna la storia reale. I personaggi sono sempre uomini e donne di paesini o villaggi che nelle loro semplici esistenze assistono a qualcosa di meraviglioso o doloroso. In conclusione, una raccolta ben fatta che consiglio sia agli adulti che ai ragazzi.

L'AUTRICE
Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940, destinata a diventare, da maestra elementare, prima donna Premio Nobel nel 1909 e prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914, è forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo. Dalla Saga di Gösta Berling (1891), censurata aspramente dalla critica positivista, al Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson (1907), indiscusso capolavoro e grande successo editoriale che le valse una fama mai concessa ad alcun connazionale, le sue opere sono state tradotte, filmate, illustrate ovunque. Legata alla tradizione orale della sua terra, come a quella delle saghe e delle leggende värmlandesi raccontatele dalla nonna paterna negli anni dell’infanzia, resta uno dei più vivi esempi dell’arte scandinava per eccellenza: quella del raccontare.

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