La recensione del film "La scelta giusta", di Andrea D'Emilio disponibile su Amazon Prime Video dal 22 Dicembre

Recensione a cura di Mario Turco

I film italiani vanno su Amazon Prime Video e su Netflix, e questo è un bene. I film italiani vanno su Amazon Prime Video e su Netflix, e questo è un male. Perché far parte di un catalogo streaming mondiale garantisce sì la più estesa visibilità che un autore possa commercialmente desiderare ma il prezzo da pagare è inevitabilmente il conformismo stilistico. “La scelta giusta”, esordio nel lungometraggio di Andrea D'Emilio disponibile dal 22 dicembre su Prime Video e su Chili distribuito da 102 Distribution è paradigmatico in tal senso. Il film prodotto da Alberto De Venezia e sceneggiato dal regista – anche montatore - con Eleonora Pennisi e Daniele Malavolta è un thriller con un piccolo budget che invece di cercare una difficile collocazione nei palinsesti tv o festivalieri italiani sceglie di confrontarsi coi colossi dell'intrattenimento internazionale. Solo che per farlo cede, consapevolmente o meno non interessa, una quota di personalità ad una standardizzazione di genere oramai sempre più presente nel nostro cinema. “La scelta giusta” non nasconde da subito come l'AlterEgo, la società del protagonista Luca interpretato da Luca Lionello, le sue “ambizioni”: le musiche di Mario Spinelli e di Andrea “Polysinth” Policiti fanno la spola tra echi hermanniani e sonorità elettroniche derivanti da una storia che si svolge in ambienti hi-tech. 


La rivisitazione contemporanea del tema del doppelganger messa in immagini da Andrea D'Emilio strizza infatti l'occhio ai dopati noir metropolitani di Michael Mann e di tanto cinema hongkonghese provando allo stesso tempo ad avere un ritmo universalistico facilmente decodificabile dagli onnivori spettatori delle piattaforme streaming. Il risultato di questa scelta è una canonica quanto patinata discesa agli inferi che seppur portata in atto con uno stile da applausi per una produzione così esigua fa riflettere ancora una volta sulla smaccata opportunità della rinuncia alla personalizzazione. “La scelta giusta” ad ogni inquadratura sembra cercare l'eliminazione di qualunque referente topografico così che le poche scene in esterna sono girate con droni che sembrano sorvegliare piuttosto che localizzare (i voli radenti su strade anonime di Tivoli in cui si rinuncia perfino al 4K di ripresa con un amatoriale cambio di tecnologia che non rende giustizia alla perizia mostrata per il resto del film). L'immersione in una realtà finzionale fin troppo stereotipatamene asettica rende stridente il contrasto con un soggetto narrativo che invece insiste senza timori di leggibilità audiovisuale sul tecnicismo dell'ambiente. Facendo propria la lezione delle grandi opere del genere, dalla serie “Mr. Robot” all'ultimo film di Michael Mann “Blackhat”, la sceneggiatura a sei mani del film sceglie con convinzione di puntare su uno dei tanti soggetti interessanti derivabili dagli applicativi tecnologici – in questo caso la realtà aumentata e le sue implicazioni nel campo della sicurezza – con un linguaggio specialistico ed appassionante, sia per i profani che per i geek della materia. 


La scrittura non ha in questo senso mai un momento di collasso mentre le uniche indecisioni che si possono riscontrare sono in merito allo sviluppo delle sottotrame, alcune delle quali vengono lasciate campate per aria (Caterina come love interest dei due soci dell'AlterEgo). Se in merito ad alcune facilonerie narrative si può soprassedere – il nerdismo di Marco non gratta nemmeno la superficie dato che cita appena i grossi nomi, da Call of Duty a Game of Thrones – è in proprio il tema del doppio, focus centrale del film, a trovare una messa in scena abbastanza piatta. Basta avere un minimo di bagaglio di genere per capire subito il mistero soggiacente dietro alle sempre più strane apparizioni di Flavio, così come il suo insistito ricorso alle droghe ed agli eccessi sessuali trova ben presto un'esplicazione psicologica scaturita dal pressing illegale della RealTech ai danni di Luca. “La scelta giusta” trova quindi la sua ragion d'essere in una fruizione streaming che se da un lato accontenta con professionalità le esigenze di divertimento sempre più esigenti di una platea internazionale dall'altra corre il rischio di venire rinchiusa in questa intelligente gabbia di stimoli.

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