12 maggio 2021

Recensione: L'oratore, di Marco Pollini

Titolo:
L'oratore
Autore: Marco Pollini
Editore: Santelli
Pagine: 133
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 13,99 €

Recensione a cura di Luigi Pizzi

Felice ha 20 anni e vive a Scampia. Nonostante un passato difficile alle spalle, fatto di soprusi e violenze, Felice continua a sognare un futuro diverso. Appassionato di libri, il ragazzo vorrebbe diventare un musicista, ma non potendo permettersi uno strumento per il momento si limita a comporre. Tutto cambia quando il suo unico amico Luca, un ragazzo ricco che frequenta le sue stesse biblioteche, gli consiglia di fare pratica con alcuni strumenti "liberi" presenti in città, come lo splendido pianoforte alla stazione dei treni di Mergellina o quello all'aeroporto. Proprio per suonare quest'ultimo però, il ragazzo finisce per litigare con Enzo, una guardia giurata. Estasiato dalla pratica e convinto di poter guadagnare con la propria arte, Felice decide di acquistare un pianoforte tutto suo ma per farlo, senza riflettere sulle possibili conseguenze, decide di chiedere in prestito dei soldi ad un usuraio della Sanità, un tale di nome Don Gennaro, promettendo di restituirli entro tre settimane. Grazie anche alla generosità dell'amico Luca, disponibile a prestarli il resto dei soldi e un mezzo di trasporto per il pianoforte, Felice si lancia nella sua nuova avventura artistica, iniziando a suonare in giro per la città. Per sua sfortuna però, il ragazzo si imbatte nuovamente in Enzo, che ubriaco se la prende anche con il piano, distruggendo lo strumento e i sogni di Felice. Mentre il rapporto con la madre continua a deteriorarsi, braccato dagli uomini di Don Gennaro il ragazzo finisce per rifugiarsi in una chiesa, dove tutto è pronto per un funerale. Qui i nipoti del defunto, non sapendo cosa dire durante l'elogio funebre, decidono di pagare Felice per fare il discorso. In modo del tutto casuale, grazie all'aiuto di un prete generoso, il ragazzo si trova a diventare ben presto un oratore "professionista", apprezzato da tutti e sempre più ricercato. Ma i suoi guai non sono ancora finiti...


L'oratore, romanzo d'esordio dello scrittore, regista e produttore Marco Pollini, è una sorta di favola moderna ambientata nella città partenopea, l'unica - come evidenziato nella stessa prefazione di Noemi Gherrero - dove tutto è possibile: "In nessun altro posto al mondo potevano anche solo ipotizzare che un ragazzino s'inventasse come mestiere, sempre assecondando il cuore, quello di leggere orazioni commemorative ai funerali e di essere pagato per questo". Il porre in evidenza questo aspetto favolistico è fondamentale per capire e leggere il libro nel modo giusto: non ci troviamo infatti davanti al classico romanzo di denuncia sociale, intriso di atmosfere cupe e drammatiche. Al contrario prevale la speranza e la violenza è filtrata dall'ottimismo del protagonista che prova ad andare oltre il passato e un futuro che sembra già scritto, come per la quasi totalità dei ragazzi nati nelle tossiche periferie italiane. Certo non mancano i luoghi comuni legati alla città partenopea, da Scampia alla camorra, ma essi, come detto, sono in qualche modo "alleggeriti" dalla scrittura di Pollini che punta non solo a offrire una visione ottimistica del futuro, ma anche a porre in risalto la potenza delle parole, ovvero la forza della narrazione (da cui il titolo emblematico). L'aspetto favolistico è importante anche per leggere in modo corretto la rapida sequela di avvenimenti che, diciamolo chiaramente, risultano poco credibili se analizzati in chiave realistica. In tal senso il romanzo, destinato presto a diventare un film, paga un po' la scrittura cinematografica, che se da una parte rende scorrevole la lettura dall'altra non permette di approfondire personaggi ed eventi che avrebbero reso più ricca la narrazione.