Recensione: Oryx e Crake, di Margaret Atwood

Titolo:
Oryx e Crake
Autore: Margaret Atwood
Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 18,00 €

Recensione a cura di Marika Bovenzi

La casa editrice Ponte delle Grazie, ha deciso di pubblicare in Italia una nuova edizione dell’altro grande capolavoro di Margaret Atwood: sto parlando di Oryx e Crake, un romanzo distopico che affonda le radici in uno scenario post apocalittico vessato da catastrofi di tipo ambientale ed epidemico. Protagonista indiscusso è Snowman, un tempo Jimmy, ultimo della specie umana che viene lasciato a sopravvivere nelle foreste insieme ai Figli di Crake, una specie umanoide creata in laboratorio, altamente ingenua e per niente civilizzata; e ai figli di Oryx, animali ibridi, risultato di esperimenti genetici vari. Jimmy passa le sue giornate tra ricordi per una vita passata, quando viveva insieme a suo padre e assisteva ad un’evoluzione tecnologica che avanzava con fare aggressivo per distruggere ed eliminare tutti quei difetti macabri delle società terrestri come violenza, dispotismo, corruzione, sesso, invidia, e guerre; ad educare i suoi coabitanti alle regole di base per una pacifica convivenza; e a sopravvivere alle bestie programmate per evitare gli umanoidi e attaccare gli esseri umani. La vita del nostro protagonista è tetra, isolata e fatta di rimpianti per qualcosa che non ha più. Qualcosa che pur essendo difettoso e colmo di negatività, lo rendeva umano e legato ai sentimenti positivi come amore e bontà.

Lo stile della Atwood è come sempre elegante e arguto e lo accompagna ad un linguaggio di facile comprensione volto a spiegare tutte le tematiche e le metafore che utilizza per descrivere la sua visione del mondo contemporaneo. In Oryx e Crake, ritornano le stesse sfumature de Il racconto dell’ancella, ovvero: una lotta alla sovrappopolazione; il sesso come mezzo estremo per raggiungere ogni cosa; lo sviluppo tecnologico che non apporta miglioramenti all’umanità, ma li rende piuttosto sterili emotivamente; la lotta alla fede cieca e alle credenze che guidano le masse; l’amore visto come un danno per l’essere umano accecato da gelosia e invidia; i disastri ambientali causati dallo sfruttamento esasperante delle risorse; pandemie distruttive e permanenti; ed in ultimo, la messa a confronto di specie diverse come uomini e umanoidi, che rappresentano la lotta tra la natura e la mente umana. E proprio a proposito di quest’ultima tematica, la contrapposizione tra le due fazioni si traduce nell’esistenza di Jimmy che è un’anima sofferta, debole e disillusa dalla vita e in quella dei Craker, invenzioni da laboratorio che guardano il loro coabitante con perplessità dato che non possono provare emozioni, se non riconoscenza verso i due creatori Crake e Oryx, visti come divinità. Personalmente, a differenza dei libri precedenti della stessa autrice, ho trovato questo volume più lento nella narrazione e meno angosciante. Mentre ne Il racconto dell’ancella si percepisce tra le righe un sentimento di rabbia e di oppressione, qui tutto è animato da tristezza e malinconia verso qualcosa di perduto. In conclusione è un romanzo ben fatto che consiglio a tutti i lettori della Atwood, ma anche a chi ha voglia di leggere un distopico ben fatto che non abbia protagonisti troppo giovani.

L'AUTRICE
Scrittrice estremamente prolifica, ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini e saggi. Ha scritto, inoltre, sceneggiature per la radio e la televisione canadese. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L'assassino cieco e nel 2008 il premio Principe delle Asturie

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