La recensione di "A cena con delitto", scritto da Gigi Palla e Michele Montemagno che per la regia di Raffaele Castria è in scena al teatro Ciak fino al 26 aprile
Recensione a cura di Mario Turco
Prodotto da UBIK produzioni e Teatro Stabile del Giallo, lo spettacolo è un'opera originale che prende ispirazione dal fenomeno, oramai diffusissimo anche in Italia, delle escape room ma calandolo all'interno del più tipico giallo anglosassone. Come a voler dimostrare l'evidente primogenitura dalla letteratura, A cena con delitto rilancia infatti una delle più famose strutture del genere: siamo nel 1929 quando, attirati da Mr. Black (Raffaele Castria) in una villa isolata, i più celebri scrittori di gialli di sempre si ritrovano alle prese con la sfida che il misterioso ospite ha posto loro. Nell'opulenta dimora vengono accolti dal fido ma ambiguo maggiordomo (Patrizio Cigliano) dell'uomo e dall'avvenente ma inesperta colf (Valentina Marziali) che hanno un solo punto in comune: essere all'oscuro dei piani del loro datore di lavoro non sapendo nel dettaglio in cosa consista il magnificamente remunerato gioco che intende sottoporre agli illustri convitati. Dopo uno snervante attesa in cui i celebri scrittori si punzecchiano sulle rispettive creazioni, ecco che Mr. Black si palesa svelando però il suo folle progetto. Egli, infatti, è uno scrittore dilettante che si è visto rifiutare il suo manoscritto, "Escape", da tutti e cinque i giallisti e adesso intende vendicarsi in maniera sadica: lo strambo Cronodecoder che ha nascosto all'interno della casa, se non fermato in tempo con tre chiavi, deflagrerà infatti in una grande esplosione che li ucciderà tutti. Così letterati e domestici dovranno fare squadra se vogliono sopravvivere...
A cena con delitto è uno spettacolo appassionante che si muove in due direzioni complementari: da un lato l'intreccio di suspense e risate mostra il suo oramai perfetto, per tempi e modi, meccanismo narrativo, dall'altro propone una serie di riflessioni ben ponderate su alcuni dei grandi temi che il thriller di inizio Novecento realmente digeriva al suo interno. Ecco che gli alias parodistici di Simenon, Conan Doyle, Christie, Leblanc e du Maurier discettano tra loro sull’influenza che il cinema sta avendo sui loro capolavori, sull’odio che il creatore di Sherlock Holmes prova verso la propria più famosa creatura finzionale e sui rispettivi furti d’autore nei confronti di opere meno famose. Il metatesto della pièce fa quindi emergere con squisita naturalezza la passione e la competenza degli autori nei confronti del genere di appartenenza, in un dialogo in questo senso proficuo con il pubblico che potrà rinverdire le proprie conoscenze o dissentire sulle forti tesi proposte considerando anche la distanza temporale che nel frattempo si è posta. Ma, come si accennava, A cena con delitto è una parodia che cavalca con il solito entusiasmo di autori e interpreti la dimensione brillante del testo: tra battute al fulmicotone, gag fisiche, equivoci ed effetti scenici fieramente artigianali l’appagamento coinvolge anche la bistratta pancia dello spettatore più smaliziato.






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