Recensione: Per una democrazia da difendere. Far convivere l'unità e la diversità conflittuale del sociale, di Michel Wieviorka

Titolo:
Per una democrazia da difendere. Far convivere l'unità e la diversità conflittuale del sociale
Autore: Michel Wieviorka
Editore: Armando
Pagine: 400
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 28,00 €

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Recensione a cura di Mario Turco

Con la crisi delle democrazie occidentali e l'emergere di derive autocratiche anche nelle nazioni più liberali - il secondo mandato della presidenza Trump, ovviamente ma anche il cuneo rappresentato dal cosiddetto gruppo di Visegrád nella vecchia Europa - sono emersi nuovi e cinici modi di leggere la politica mondiale. Contrassegnati da una visione da realpolitik che ha rinunciato in nuce a qualunque tentativo di opposizione ideologica, i saggi di questo millennio spesso hanno contribuito a dare l'avallo alle pericolose involuzioni con cui intendere i rapporti tra governi e cittadini. 


Ecco che leggere "Per una democrazia da difendere. Far convivere l'unità e la diversità conflittuale del sociale", di Michel Wieviorka pubblicato da Armando Editore nella collana Modernità e società appare come una boccata d'ossigeno in questa infosfera che ad ogni scroll sembra aver dimenticato le regole del vivere civile così faticosamente conquistate. Il lavoro del sociologo francese, tradotto dalla ricercatrice e professoressa presso l'università di Udine Francesca Greco, è infatti un pamphlet che, per dirla con le parole della quarta di copertina, si fonda su "un orientamento autenticamente civico, delle proposte teoriche e metodologiche esigenti e dei percorsi praticabili per una democrazia viva e attiva". Il libro è diviso in due parti: nella prima l'autore, "uno dei più autorevoli sociologi contemporanei nel campo degli studi sui movimenti sociali, sul conflitto e sulla democrazia", compie una panoramica tesa ad esaltare il lavoro e l'importanza di questa branca del sapere nel vivere di tutti i giorni, mentre nella seconda si testa con varie argomentazioni la forza democratica che negli ultimi decenni, pur attaccata su più fronti, continua ad essere l'ultimo baluardo contro la disgregazione nazionale e la guerra tra i popoli. I primi capitoli propongono quindi un veloce excursus storiografico sulla sociologia, macchiato però dalla focalizzazione su quella specifica transalpina che, in assenza di note di approfondimento che a nostro avviso sarebbe stato obbligatorio redigere, può risultare un po' ostica al lettore italiano. In ogni caso si tratta di una sezione fondamentale per il prosieguo del libro sia perché consente di cominciare a conoscere concetti (il marxismo nelle scienze sociali, l'ipersoggetivizzazione, l’intersezionalità etc.) e terminologia necessarie alla comprensione della seconda parte sia perché si tratta spesso di argomenti fortemente connessi al dibattito pubblico dell'attualità (le proposte per diminuire l'esclusione degli emarginati, il ritorno del soggetto, il ruolo delle periferie etc.). Ma è con le pagine seguenti che il libro affronta di petto alcuni dei nodi più dirimenti delle nostre democrazie. 


La seconda parte è, infatti, "dedicata al male: al razzismo, all'antisemitismo, alla violenza, all'odio concreto, alle logiche di rottura e di scontro omicida, da una parte, e dall'altra e soprattutto alla loro prevenzione e uscita, e al possibile contributo delle scienze umani e sociali a questi sforzi". Così ecco che nel capitolo 6, intitolato "Trasformazioni del razzismo e dell'antisemitismo", Wieviorka dapprima individua gli attori che hanno inciso sullo studio e i percorsi per affrontare queste problematicità del reale per poi analizzare i mutamenti dei discorsi d'odio dovuti al digitale e al diffondersi delle culture fondate esplicitamente sulla sopraffazione. Anche il capitolo successivo, incentrato sulla metamorfosi della violenza, è molto interessante perché partendo da una prospettiva a medio termine che inquadra la violenza collettiva attuale con quella di mezzo secolo fa riesce a riflettere sulle macroscopiche differenze che sussistono tra di esse. Se le lotte delle bande armate e le rimostranze dei collettivi erano ancora fondate sulla volontà di perseguire un’ideale egualitario, le esplosioni di aggressività di oggi indicano invece un ripiegamento verso la coltivazione di un sé alienato. Per una democrazia da difendere è, in definitiva, un testo di stampo illuminista che attraverso esempi (Wieviorka fa spesso riferimento concreto alle sue esperienze di studioso sul campo ed esperto a capo di alcune tra le più importanti istituzioni di settore) e un linguaggio chiaro e centrato sul presente riesce a porsi come uno dei più importanti modi di intendere il declino delle narrazioni sulla democrazia che, piaccia o meno, rimane come diceva Churchill “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.

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