Titolo: I ragazzi del tempo
Autore: Ann Brashares, Ben Brashares
Editore: Rizzoli
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 17,00 €
I ragazzi del tempo, di Ann Brashares e Ben Brashares, è uno di quei libri che partono con un’idea affascinante e finiscono per portarti molto più lontano di quanto ti aspettassi. All’inizio sembra un’avventura dal tono quasi leggero, poi diventa qualcosa di decisamente più inquietante, capace di mettere a disagio nel modo giusto. La storia comincia in modo sorprendentemente ordinario. Henry, Frances e Lukas non sono più amici come un tempo: l’infanzia è finita, la scuola media li ha spinti in direzioni diverse, e tra loro si è infilata quella distanza silenziosa che nasce quando si cresce. Si ritrovano solo per un motivo triste e un po’ assurdo – il funerale del loro criceto – ed è proprio scavando una buca nel giardino di Henry che scoprono qualcosa di impossibile: una vecchia radio sepolta nel terreno. Quella radio non trasmette musica né notiziari. Trasmette voci. Voci di altri ragazzi che vivono nello stesso posto, nella stessa strada, nello stesso capanno… ma nel 1944. Alice, Artie e Lawrence sono curiosi, pieni di domande sul futuro, affascinati dall’idea di jetpack e armi laser, ma soprattutto ansiosi di sapere come finirà la guerra che sta portando via i loro padri e fratelli. Il legame che nasce tra i due gruppi è immediato, quasi naturale, ed è proprio questa fiducia spontanea a innescare il disastro. Quello che all’inizio sembra un gesto gentile – aiutare i ragazzi del passato a evitare una piccola tragedia locale – si rivela l’errore più grande possibile. Una modifica minuscola diventa una valanga. Quando Henry, Frances e Lukas si svegliano, il mondo non è più lo stesso: gli Stati Uniti non esistono più come li conoscevano, e al loro posto c’è la Westfallen, una nazione sotto il controllo nazista.
Da qui il romanzo cambia tono. L’orrore non è urlato, ma insinuato. Le svastiche sui furgoni, i controlli, le liste, la paura di dire la cosa sbagliata. Lukas, che è ebreo, diventa immediatamente un bersaglio; Henry, che è birazziale, viene classificato, etichettato, ridotto a una categoria. Frances, con i suoi tratti “ariani”, scopre invece cosa significa essere improvvisamente dalla parte dei privilegiati. È uno degli aspetti più forti del libro: l’identità diventa una condanna o un lasciapassare, non per ciò che sei, ma per come vieni letto dal potere. I personaggi funzionano perché sono imperfetti. Henry è ansioso, riflessivo, spesso paralizzato dal “e se…?”. Frances è cambiata, si è costruita una nuova immagine di sé, ma sotto quella corazza resta profondamente leale. Lukas è il più pratico, quello che cerca di resistere anche quando tutto sembra già deciso. I ragazzi del 1944, dall’altra parte della radio, portano invece addosso una maturità forzata, fatta di razionamenti, paura e responsabilità premature. Il dialogo tra le due epoche non è solo narrativo: è emotivo, morale, quasi filosofico. La struttura a capitoli alternati tiene alta la tensione. Ogni scelta produce conseguenze, e il libro insiste con forza su questo punto senza diventare predicatorio. Non c’è un vero viaggio nel tempo: nessuno può attraversarlo fisicamente. Ci sono solo parole, informazioni, silenzi. Ed è proprio questo a rendere tutto più credibile e angosciante: basta dire una cosa nel momento sbagliato per distruggere un futuro intero. Non tutto viene spiegato subito, e il finale – apertamente sospeso – chiarisce che I ragazzi del tempo è l’inizio di un percorso più ampio. Alcuni misteri restano irrisolti, alcune scelte sembrano avventate, ma questo fa parte del disegno: il libro non vuole rassicurare, vuole inquietare e spingere a pensare. Alla fine resta una sensazione precisa: I ragazzi del tempo non è solo un romanzo su “cosa sarebbe successo se i nazisti avessero vinto la guerra”. È un libro su quanto sia fragile il mondo in cui viviamo, su come la storia non sia qualcosa di lontano e concluso, e su quanto facilmente certe derive possano tornare se ci si dimentica di vigilare. È una lettura avvincente, spesso spaventosa, a tratti anche divertente, ma soprattutto necessaria. Un libro che si legge in fretta, ma che continua a lavorare dentro molto più a lungo. E quando lo chiudi, una domanda resta sospesa: se fossi stato tu, avresti davvero fatto scelte diverse?
Autore: Ann Brashares, Ben Brashares
Editore: Rizzoli
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 17,00 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
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Ann Brashares è cresciuta nel Maryland e ha frequentato la scuola a Washington. Ha studiato filosofia al Barnard College e in seguito ha lavorato come editor presso la 17th Street Productions e per la Alloy Entertainment. Vive a New York con il marito, l’artista Jacob Collins, e con i tre figli. Seguila su annbrashares.com
Ben Brashares vive a Montclair, nel New Jersey. Scrive della sua vita di padre casalingo in un blog chiamato The SAHD Life. Ha conseguito un master in scrittura creativa e ha scritto per diverse riviste, tra cui Rolling Stone, Men's Journal ed Entertainment Weekly.
Ann Brashares è cresciuta nel Maryland e ha frequentato la scuola a Washington. Ha studiato filosofia al Barnard College e in seguito ha lavorato come editor presso la 17th Street Productions e per la Alloy Entertainment. Vive a New York con il marito, l’artista Jacob Collins, e con i tre figli. Seguila su annbrashares.com





















