Recensione: Il volo del grifone, di Alessandro Spalletta

Titolo
: Il volo del grifone
Autore: Alessandro Spalletta
Editore: Piemme
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 19,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Ci sono saghe che raccontano una storia, e saghe che accompagnano il lettore lungo un percorso umano. Il volo del grifone, capitolo conclusivo della trilogia di Alessandro Spalletta, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria: non è soltanto l’epilogo di una vicenda storica, ma la chiusura emotiva di un viaggio iniziato con Il Cavaliere del Grifone e maturato in La spada e il grifone. Se nel primo romanzo avevamo conosciuto il giovane Bino degli Abati del Malia, impetuoso e idealista, e nel secondo lo avevamo visto trasformarsi in leader e stratega, qui lo incontriamo nel momento più difficile della sua vita: quello in cui il coraggio non basta più e ogni scelta ha un prezzo irreversibile. La storia si apre con un’immagine potente e simbolica: due cavalieri che si affrontano sotto la pioggia battente, in un duello che sa di resa dei conti e di inevitabilità. È una scena che funziona come promessa narrativa e chiave di lettura dell’intero romanzo. Da lì, la narrazione torna indietro nel tempo e ricostruisce il contesto politico e umano della Toscana del XIV secolo, un mosaico di alleanze fragili, rivalità secolari e ambizioni che travalicano i confini delle città. Dopo la vittoria contro l’assedio ghibellino, Grosseto non è una città trionfante, ma una comunità ferita che deve reinventarsi. Bino degli Abati del Malia, ormai lontano dall’impetuoso giovane cavaliere del primo volume, è diventato un leader maturo, consapevole del peso delle proprie scelte. La sua figura si muove tra la dimensione eroica e quella quotidiana: lo vediamo guidare il popolo, ma anche lavorare la terra accanto ai braccianti, come se la vera battaglia non fosse più soltanto contro Siena, bensì contro il tempo, la stanchezza e il destino. Parallelamente, il romanzo amplia lo sguardo sui figli di Bino, che incarnano due modi diversi di affrontare la storia: Vanni, diplomatico e riflessivo, cerca alleanze lontane, muovendosi tra le corti e le logiche della politica internazionale; Malia, invece, è il volto della guerra e dell’istinto, pronto a tornare sul campo di battaglia, anche a costo di stringere un’alleanza pericolosa con Filippo Bonsignori. È proprio questo intreccio generazionale a dare profondità al romanzo: la lotta non è più solo tra città rivali, ma tra visioni del mondo, tra prudenza e ardore, tra memoria e futuro.

Il rapporto tra Bino e Filippo, già centrale nei volumi precedenti, raggiunge qui la sua massima complessità. Se nel primo libro Filippo era soprattutto l’antagonista, simbolo della potenza senese, in questo capitolo finale diventa una figura ambigua e tragica, legata a Bino da un filo invisibile fatto di rispetto, rivalità e destino. La loro contrapposizione non è mai banale: non esistono eroi puri o villain assoluti, ma uomini che agiscono mossi da lealtà, ferite personali e senso di appartenenza. Spalletta costruisce la trama come una partita a scacchi, in cui ogni mossa politica ha conseguenze umane e ogni scelta personale si riflette sul destino collettivo. Intrighi di palazzo, trattative diplomatiche, tradimenti e battaglie si intrecciano con momenti di introspezione e con un forte senso di fatalità storica. La Toscana medievale non è solo uno sfondo, ma un organismo vivo, attraversato da tensioni che rendono inevitabile lo scontro finale. Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio l’evoluzione dei personaggi. Bino non è più il giovane cavaliere assetato di gloria, ma un uomo che ha conosciuto la perdita, la responsabilità e il peso delle decisioni irreversibili. Filippo, da nemesi glaciale, si trasforma in una figura quasi speculare, capace di riconoscere nell’avversario non solo un nemico, ma un uomo. I figli di Bino, Elena, Vanni e Malia, contribuiscono a rendere il racconto corale, ampliando la prospettiva emotiva e politica della saga. Come nei volumi precedenti, Spalletta riesce a mantenere un equilibrio convincente tra rigore storico e invenzione narrativa. Le battaglie sono descritte con efficacia visiva, senza compiacimenti retorici; la ricostruzione storica è solida, ma mai pedante; la dimensione emotiva non scivola nel melodramma, pur conservando una forte intensità. Se la struttura a capitoli brevi conferisce alla narrazione un ritmo quasi seriale, è proprio questa scelta a rendere il romanzo coinvolgente e difficile da abbandonare.

Il volo del Grifone
è, in definitiva, un finale coerente e ambizioso. Non chiude soltanto una storia, ma suggella un percorso: quello di un uomo, di una città e di un’idea di libertà che attraversa tutta la trilogia. Spalletta dimostra una maturità narrativa crescente e una rara capacità di trasformare la storia locale in epopea universale. Al termine della lettura resta la sensazione di aver assistito non solo a una saga storica, ma a un racconto profondamente umano, in cui la linea tra vincitori e vinti si fa sottile e in cui il vero trionfo non è la conquista, ma la resistenza. Una conclusione intensa e memorabile, che conferma la trilogia del Grifone come una delle più interessanti esperienze del romanzo storico italiano contemporaneo.

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Alessandro Spalletta è nato a Grosseto nel 1988. Cresciuto nella Maremma toscana, ha vissuto per cinque anni a Viterbo, dove si è laureato in Letteratura inglese presso l'Università degli Studi della Tuscia nel 2013. Dal 2018 al 2022 ha autopubblicato quattro romanzi storici medievali, ottenendo un grandissimo successo di pubblico.

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